L’anno 2020 ha messo molte persone di fronte all’esperienza della morte, ma in un modo nuovo ed inusuale. Questo ha portato a una serie di lutti chiamati “difficili”. Affrontare un lutto non è mai semplice, ma nelle circostanze dell’attuale pandemia è ancora più doloroso e le persone che lo vivono direttamente sono più a rischio di complicanze rispetto a coloro che non fanno esperienza di questo tipo di lutto.
Il familiare entra in ospedale, nessuno può fargli visita, nel migliore dei casi un operatore sanitario lo mette in contatto con la famiglia, e purtroppo in molti casi la persona malata muore. Nemmeno in quella circostanza i familiari possono vedere il proprio caro e fino a pochi mesi fa erano vietati i funerali. La ritualità che accompagna il momento della morte è necessaria ai vivi per dare un senso all’accaduto, per accomiatarsi dal defunto, per iniziare a chiudere un cerchio. La mancanza di questi riti lascia in sospeso un saluto necessario per elaborare il dolore. Ad oggi i riti sono tornati e alcune famiglie hanno celebrato momenti di commiato, durante i quali però il corpo del defunto non è presente. Ancora una volta si può faticare ad elaborare quanto accaduto, talvolta anche negando i fatti. Può essere utile creare uno spazio fisico nella propria casa con una foto del defunto; far spazio fuori di sé per poi far spazio all’interno creando uno luogo mentale che giorno dopo giorno possa accettare la perdita. Questo può essere uno tra i tanti rituali che possono aiutare ad elaborare il lutto, ma si può trovare sollievo in tanti modi diversi. Quando il rito, qualunque esso sia, ha luogo può iniziare il percorso terapeutico del lutto.
A presto,
dott.ssa Nadia Zanardi





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