La capacità di astrazione è estremamente complessa, permette di proiettarci in un tempo e uno spazio che non stiamo “toccando con mano”, che non stiamo vivendo. Riusciamo ad immaginare. Il declino delle funzioni cognitive rende questa capacità umana sempre più debole, già nella prime fasi della demenza.

Il tuo caro non percepisce lo scorrere del tempo: i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni sono concetti privi di senso. Tutto è collocato nel tempo presente, nel “qui” e “ora”. Per questo motivo fare riferimento a concetti che riguardano il tempo può creare confusione.

Anche lo spazio diventa confuso, è difficile avere i punti di riferimento che si avevano in passato. Questa difficoltà non avviene solamente all’esterno, ma anche in casa. Pensa a quante volte non la riconosce e ti chiede “andiamo a casa”. È molto probabile che il tuo caro si possa sentire perso e insicuro perché l’ambiente che lo circonda non è familiare per lui.

I legami di parentela diventano intercambiabili. Il tuo caro potrebbe continuare a percepire la connessione con te e con gli altri familiari, ma scambiare l’etichetta verbale. Ecco che potete essere un giorno “figlio”, il successivo “marito” oppure “nipote”. Questo errore non va corretto perché la persona non potrà ricordare l’etichetta giusta, ma ciò che è straordinario è che il legame indissolubile che ha con te non lo dimentica perché attinge proprio da quell’insieme di termini che indicano i gradi di parentela. La connessione precisa è persa, ma rimane quella generale.

Cosa fare?

  • Evita riferimenti al tempo e allo spazio;
  • Prendi le decisioni al suo posto;
  • Se ti chiede di andare a casa, digli che lo porterai al termine dell’attività che sta svolgendo. Potrà sentirsi rassicurato e dimenticare la richiesta. In caso contrario uscite e fate un giro del quartiere. In entrambi i casi distogli l’attenzione associando la promessa o l’azione “dell’andare”.

Probabilmente adotti molte strategie per ovviare al problema dell’astrazione.

Come ti comporti?

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Molte delle indicazioni che hai letto in questo articolo le ho prese da “Manuale del caregiver”, Hepburn et al.

A presto,

dott.ssa Nadia Zanardi

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